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HTTPSHyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer è un protocollo che migliora molto la sicurezza del nostro sito web. Molti avranno notato quella “s” in aggiunta allo standard http e magari avranno pensato che fosse una cosa da semplici smanettoni e fortunatamente non è così.

Il protocollo HTTPS (o certificato SSL) è ormai utilizzato dai migliori servizi di hosting per garantire una maggiore sicurezza i loro domini e spazi web. L’HTTPS infatti, rende più difficile carpire le informazioni che vengono passate tramite URL al sito, bloccando quelli che potrebbero essere script dannosi, atti alla semplice cattura dei nostri dati sensibili.

Perché effettuare il passaggio da HTTP a HTTPS? Le risposte sono tendenzialmente tre:

  • Rende più sicura la navigazione sul tuo sito e il sito stesso
  • Alcuni SEO dicono che il protocollo HTTPS favorisca il posizionamento delle parole chiave
  • Google prima  o poi ti costringerà con i suoi frequenti aggiornamenti atti a favorire l’HTTPS

Ma come si fa a passare dal vecchio protocollo a questo?
Il passaggio purtroppo può essere doloroso. Bisogna iniziare a fare da subito i conti con qualcosa che potrebbe non funzionare bene come prima (primi fra tutti gli script potrebbero essere bloccati per problemi alla sicurezza). Niente però è compromesso e irrimediabile. Di solito, se il lavoro è fatto bene, le posizioni perse si recuperano nel giro di un paio di settimane, a volte anche meno.

Immaginate il lavoro dietro al trasferimento di un sito e-commerce, magari online da svariati anni, e trovarsi a dover ricompilare delle pagine e del contenuto ormai datato per adattarlo a nuovi standard.

Cosa bisognerebbe fare quindi per ottenere un perfetto trasferimento senza perdere dati e posizioni?

Innanzi tutto, bisogna prendere carta e penna e appuntarsi la struttura del proprio sito internet. In questo modo possiamo tracciare uno schema su quella che è la situazione attuale del progetto.

Successivamente dobbiamo stilare un report delle posizioni delle parole chiave, in questo modo possiamo tenere traccia della loro posizione prima del trasferimento e di quella successiva alla fine dell’operazione. Questo ci aiuta poi ad intervenire nel caso ci sia bisogno di modificare qualcosa.

La migrazione non è un lavoro facile da fare da soli. Per questo è sempre meglio affidarsi a dei collaboratori per aiutarci durante l’intero processo. Che siano essi  amministratori di sistemi o sviluppatori web.

Spesso accade inoltre che quando il sito torna online sul nuovo protocollo HTTPS, alcuni file vengano caricati anche sul vecchio, generando cosi dei contenuti duplicati. Per ovviare a questo bisogna effettuare una scansione dell’intero sito tramite SEO Spyglass o altri programmi e correggere i link che riportano ancora la dicitura HTTP. Molto spesso questi sono riportati nelle immagini.

Eliminare le pagine ormai inutili. Alla creazione del sito ci eravamo accorti di un contenuto duplicato effettuando cosi un Redirect 301 ad una nuova pagina. Ora non avrebbe senso reindirizzare anche quella pagina al nuovo indirizzo HTTPS perciò è meglio eliminarla, alleggerendo così il sito stesso.

Cosa fare quindi una volta terminata la migrazione?

Sono poche semplici cose, ma consigliate:

  • Controllare tramite Website Auditor o Screaming Frog  che ogni pagina riporti il codice di stato 200
  • Controllare due volte i giusti reindirizzamenti
  • Importare su Search Console le impostazioni precedenti alla migrazione, riportando quindi sitemap e quant’altro

Non è sicuramente un lavoro breve ne facile, ma se fatto con tutte le dovute precauzioni potremmo evitare di vedere sfumate le posizioni guadagnate con Google durante il tempo.

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